Con gli occhi rivolti al passato

La testimonianza di Gerhard Hoffmann pone il problema della distanza prospettica: egli ricorda un passato che è stato diverso da quello che avrebbe sperato. 

In un passaggio dell'intervista viene descritto il momento dello scioglimento delle Brigate Internazionali e della parata di congedo che si tiene a Barcellona di fronte alle autorità repubblicane. In tale circostanza il carattere di organizzazione e inquadramento gerarchico delle Brigate appare più che evidente.

Le parole di Hoffmann presentano anche un'interessante autocritica della violenza praticata: egli riconosce che tale autocritica è possibile solo a una tale distanza di tempo. 

In senso generale l'esperienza di Hoffmann è collegabile al movimento comunista internazionale e alla lotta dell'antifascismo europeo.

Guardare al futuro o cercare il presente?

Karim Franceschi racconta di un futuro possibile, ma nonostante le dichiarazioni di appartenenza ideologica e la rivendicazione della memoria resistenziale per parte paterna, le sue parole si collocano pienamente nella dimensione post-ideologica del presente.

Nel Novecento l'esistenza di grandi ideologie a cui aggrapparsi offriva probabilmente un robusto contesto in cui inserire le singole dinamiche biografiche che portavano alla scelta di farsi volontari in un conflitto. Ci si può chiedere se oggi la ricerca identitaria, come quella di riconoscersi nella causa curda, non sia un tentativo di occupare il vuoto dovuto all'assenza di grandi ideologie dalla narrazione forte.

L'enfasi sull'auto-organizzazione e sull'orizzontalità dei rapporti (anche tra uomini e donne) è forse la dimensione sociale che spinge un giovane italiano a compiere una scelta tanto complessa.